Che cos'è l'intelligenza artificiale. Credo si possa dire che non sia più uno strumento, ma sia un ambiente, e l'essere umano tra cielo e terra, tra tecnologia e poesia, tra sogno e realtà, si trova immerso in questo nuovo ambiente con lo scopo di interconnettere la propria coscienza col sistema ingegneristico e matematico che è l'universo delle CPU. L'essere umano è colui che ancora oggi, nonostante l'interconnessione sia predominante su tutto ciò che ci circonda (che riguardi il lavoro piuttosto che lo svago, che si tratti di un webinar piuttosto che di un data center che conserva i nostri dati sensibili), riesce a relazionarsi e vuole ancora relazionarsi richiamando quell'indole primitiva che si chiama umanità, che ben si armonizza all'interno di un sistema uomo-macchina, in quanto ricerca ciò che la complessità di un algoritmo non può dare, ovverosia la sensibilità e l'affetto per noi stessi e gli altri.
L'utilizzo di questa nuova frontiera scientifica agisce principalmente su quelle problematiche che necessitano di una risposta calcolata con immediatezza e freddezza, non considerando il dubbio morale, che non è concepito, ma producendo la soluzione in rapida sequenza e misurata senza remore. Tale concezione non è pensabile per una mente umana, ma allo stesso tempo la produzione di calcolo e di orientamento che viene generata a mezzo dell'AI è studiata e prodotta a mezzo di un sistema di calcolo programmato proprio dall'uomo, che partecipa attivamente in questo ambiente. Quando però la stessa AI, concepita per auto-migliorarsi, diventa essa stessa decisionale rispetto alle istruzioni di calcolo e di programmazione finalizzate all'ottenimento di una risultante che risponda alla stringa di comando per la chiusura dell'errore, il sistema ambiente diventa alquanto volatile e autonomo, e il monitoring in questi frangenti è fondamentale affinché ciò che è una grande prospettiva scientifica non diventi un grande bug da risolvere.