Il messaggio è quello di raccontare Domenico e non la cronostoria dei fatti,
"che è stato ed è ancora per noi", dice la mamma, "da quando è nato, il guerriero". La storia della famiglia appare altro rispetto a quello che è realmente. Al suo interno c'è tanta sofferenza, c'è tanto dolore, che si cerca di non enfatizzare, né di strumentalizzare, in quanto l'obiettivo è quello di reagire, di continuare a vivere, di aver rispetto per la morte in sé ma anche e soprattutto per la vita e, in questo senso, di quella degli altri figli che meritano la presenza e la guida dei genitori. "Il problema del cuore restava, ma lui cresceva fragile e forte". Domenico è nato con un problema congenito: una cardiomiopatia dilatativa (malattia del muscolo cardiaco in cui il ventricolo sinistro si allarga e perde la forza di pompare il sangue in modo normale).
Sei mesi di terapia intensiva, due episodi importanti, ma "il guerriero" ha reagito. È stato dimesso, in attesa di trapianto, e i due anni successivi passati sono stati impegnativi, nei quali proprio lo stesso Domenico ha insegnato cosa vuol dire vivere. Si è voluto creare una normalità nel vivere il quotidiano, con le attenzioni e le cure necessarie, al fine di non generare situazioni che fossero antagoniste di quel percorso di vita e attesa che Domenico doveva affrontare, così come la famiglia. Fragilità, forza, bellezza, crescita e delicatezza costituiscono gli elementi chiave che accostavano la vita alla morte in maniera tangibile e inoppugnabile. Numeri e coincidenze si ritagliavano uno spazio doloroso, non voluto, ed incorniciavano un destino freddo e beffardo, che man mano divorava le speranze di vita di Domenico.